15 luglio 2009

A volte ritornano...

Eccomi qua amicici...
Dopo un'interminabile pausa di riflessione col blog ho deciso di rifarmi vivo.

Forse è una visita di necessità più che di cortesia: ho appena abbandonato Windows, Microsoft e lo zio Bill per il Pinguino (leggi: ho cestinato Vista per Linux, o più esattamente Ubuntu 9.04), e dato che non ho ancora scaricato miriadi di programmi ho deciso di scrivere un po'.

In realtà avevo voglia di scrivere canzoni, ma non sono molto ispirato questo periodo.

Tanto per tenervi aggiornati: ho dato l'esame di stato.
La prima prova è andata magnificamente (15/15), come la terza (12/15).
Per quanto riguarda la seconda... beh la matematica non è mai stata il mio forte: 3/15 (arrotondati per eccesso). In fondo è stato uno dei voti più alto (quello maggiore mi pare fosse 6/15), e ciò prova l'inutilità della Gelmini (e dei suoi predecessori fino alla signora sindaca Moratti... e mi fermo a lei solo perché è la prima che ricordo) e dell'esame in generale: uno si può fare il culo per cinque anni sudando sangue sui libri di testo per poi essere buttato fuori a calci in culo con un 60/100 striminzito.

[Informazione di servizio: l'esito me lo daranno domani. Stay tuned.]

Per carità, non che mi sia mai sforzato di studiare, cari miei. Eh no: ho sempre vissuto in pieno questi meravigliosi anni (e sul meravigliosi ci sarebbe da discutere, ma questo argomento verrà tratto in un altro post) senza perdere troppo tempo con matematica, chimica, fisica e tutte quelle graziose e inutili discipline che tanto ho odiato.

In realtà ho tutta questa amarezza in corpo perché nonostante abbia frequentato il Liceo Della Comunicazione con indirizzo Spettacolo, ho dovuto affrontare uno scritto di matematica, al pari di un qualsiasi Liceo Scientifico (esclusi gli indirizzi delle Merendine, come amo definirli).

E' frustrante non riuscire a dimostrare di aver fatto qualcosa in cinque anni. Di aver sudato - e questa volta dico sul serio - facendo rappresentazioni su rappresentazioni, spesso mettendosi in ridicolo e stressandosi più del dovuto.

Ma amo la vita dell'attore...

Ora c'è una domanda che tutti mi pongono: "Che vuoi fare ora?".
Fosse così semplice.

Non state chiedendo "Vuoi il caffé?" o "Come stai?" (e già quelle sono domande alle quali trovo difficile rispondere...).
State indagando sul mio futuro. E cazzo, non esiste cosa più incerta.

[NB: Da quando non sto più a scuola il mio linguaggio è diventato più colorito, qualora non ve ne siate accorti!]

A ogni modo...

Ho tante idee, ma ancora non dico niente.
Non voglio fare il misterioso, né il prezioso. Né il tenebroso o il moccioso. O qualunque cosa finisca con -oso.

Forse si tratta di un po' di scaramanzia: so che quando urlo al mondo ciò che ho intenzione di fare, questo non si avverà. Ed essendo sardo un po' credo che "chaligunu podet ponner oggiu", ovvero possa farmi il malocchio, se così si può tradurre (anche se in Sardegna è una cosa un po' diversa... vabbè... cercatevelo che non sono un grande esperto di esoterismo isolano...).

Chi vivrà vedrà.
Oggi vi lascio con una canzone che esprime bene i sentimenti che, nonostante l'umorismo cinico e difensivo che sto usando, provo ogni giorno questi giorni.

E c'è tanta paura di non riuscire a valicare le montagne che ho davanti...



Miley Cyrus - The Climb
I can almost see it
That dream I'm dreaming but
There's a voice inside my head sayin,
You'll never reach it,
Every step I'm taking,
Every move I make feels
Lost with no direction
My faith is shaking but I
Got to keep trying
Got to keep my head held high

There's always gonna be another mountain
I'm always gonna want to make it move
Always going to be an up-hill battle,
Sometimes I'm gonna have to lose,
Ain't about how fast I get there,
Ain't about what's waiting on the other side
It's the climb

The struggles I'm facing,
The chances I'm taking
Sometimes they knock me down but
No I'm not breaking
I may not know it
But these are the moments that
I'm going to remember most yeah
Just got to keep going
And I,
I got to be strong
Just keep pushing on,

There's always gonna be another mountain
I'm always gonna want to make it move
Always going to be an up-hill battle,
Sometimes I'm gonna have to lose,
Ain't about how fast I get there,
Ain't about what's waiting on the other side
It's the climb

There's always gonna be another mountain
I'm always gonna want to make it move
Always going to be an uphill battle,
Sometimes I'm going to have to lose,
Ain't about how fast I get there,
Ain't about what's waiting on the other side
It's the climb

Keep on moving
Keep climbing
Keep the faith baby
It's all about
It's all about
The climb
Keep the faith
Keep your faith

25 marzo 2009

Canzone

Grazie Chissene! :)
Era Infinity 2008! :)

25 novembre 2008

Tutte le cose che avrei voluto sapere...

Questo post è dedicato a voi, miserabili.
A voi donne in primis. E poi ai vichinghi, ai trans, ai metallari e a tutti quelli che hanno i capelli lunghi. Eh sì, bastards!

Quando ho deciso di farli crescere nessuno mi ha spiegato le cose fondamentali.
Neanche gli spot Pantene Pro-V sono serviti a qualcosa.

Perché voi valete. Tsk. 'Na mazza valete!

Insomma... perché cazzo nessuno mi ha mai detto che avendo i capelli lunghi...
  • ...nessuno mi avrebbe mai insegnato a fare una coda?
  • ...prima di riuscire a fare una coda decente avrei speso trenta minuti giornalieri davanti allo specchio, rimanendo comunque insoddisfatto del risultato?
  • ...avrei rotto almeno un elastico alla settimana?
  • ...gli elastici in questione vengono venduti in confezioni rosa o solo in negozi femminili e avrei dovuto nasconderli fra le maniche del giubbotto nell'interminabile tragitto dallo scaffale alla cassa?
  • ...a giorni alterni mi sarei svegliato coi capelli ricci, lisci, mossi, boccolosi, coi frisé?
  • ...dopo un quarto d'ora di ricreazione in zona fumatori avrei puzzato come una fabbrica FIAT dopo otto ore di attività?
  • ...avrei avuto costantemente delle tendine sopra gli occhi?
  • ...nonostante per anni mi fossi autoconvinto di averli lisci, avrei scoperto di avere le patatine McVertigo in testa?
  • ...ogni centimetro di boccolo avrebbe avuto un colore diverso grazie a quella cavolo di stella che non ha nulla da fare durante l'estate che battere su noi?
  • ...la spuma "Ricci Perfetti" in realtà avrebbe avuto l'effetto di una piastra?
  • ...tutte le amiche si sarebbero sbizzarrite a creare divertenti (-.-'') acconciature sulla mia testolina bacata?
  • ...facendolo mi avrebbero tirato talmente tanto il cuoi capelluto donando al mio volto un effetto lifting istantaneo?
  • ...tutte le sopracitate mi avrebbero minacciato di piastrarmi?
  • ...tutti i giorni prof., nonni, compagni, genitori e tutto il resto del mondo mi avrebbero detto "quand'è che ti tagli i capelli?"?
  • ...in assenza di phon sarei diventato una pecorella?
  • ...in presenza di phon sarei diventato Morticia Addams?
  • ...avrei avuto costantemente alettoni ai lati (also known as ciuffi ribelli bastard-inside)?
  • ...sotto la doccia sarei diventato cugino It?
  • ...li avrei sparsi per tutta la casa in momenti di estremo stress - sperando che sia SOLO stress?
  • ...si sarebbero impigliati un giorno sì e l'altro pure ai piercing?
Ma d'altronde...
  • ...è stato stupendo passare giorni allo specchio tentando di fare code!
  • ...gli elastici rotti sono riciclabili in tanti modi!
  • ...andare a comprarli dai cinesi e nasconderli sotto la manica per vergogna mi ha fatto provare un'adrenalina magnifica!
  • ...svegliarsi ogni giorno con capelli dalla forma diversa dava un po' di pepe e suspense alle mie mattine!
  • ...quando sei in astinenza ti puoi sempre sniffare i capelli dopo la ricreazione!
  • ...le tendine di capelli sugli occhi riparavano dal sole e dalla pioggia!
  • ...era fantastico passare le dita al centro dei boccoli!
  • ...ho passato ore davanti allo specchio cercando di capire il colore della mia criniera!
  • ...pasticciare con spuma e gel mi faceva sentire potente!
  • ...faceva piacere quando le ragazze si avvicinavano solo per farmi i grattini!
  • ...l'effetto lifting mi ringiovaniva!
  • ...non ho mai dato a nessuno la soddisfazione di piastrarmi!
E poi... e poi la soddisfazione più grande!
Riuscire a far credere al mondo che non li avrei più tagliati...

...e invece oggi, senza dire niente a nessuno, dopo tanti mesi (praticamente un anno che non tagliavo realmente i capelli), eccomi qua.
Perdonate le facce - ho le lenti a contatto da circa 16 ore e non ci vedo più (e la Fiesta, ci tengo a dirlo, non è un collirio) e anche la povera acconciatura: sono reduce da maestrale, pioggia e cappuccio...

Siete sorpresi non è vero? Lo sapevo, ne ero certo! :P

19 novembre 2008

Settimana Vuota

Ma ciao popolo! :)
Della seria "A volte ritornano...", eccomi qua.
Un'altra settimana è inziata, e per fortuna ha portato via quella vecchia, segnata da una forte negatività del mio cervellino.

Il problema fondamentale è che non ho stimoli.

Mi sto facendo in quattro per fare tantissime cose - tutte interessanti.
Inoltre il programma scolastico non è davvero niente male: la storia e la filosofia contemporanee, l'arte moderna, la geografia astronomica, il cinema del surreale e così via. Insomma, tutto sommato le materie sono belle da seguire perché trattano argomenti più vicini (e, se è appropriato usare questo termine, concreti) nel tempo, nello spazio e nella vita quotidiana.

Ma... arrivo a casa e "voglia di studiare saltami addosso, che io mi sposto". Anzi, la voglia ci sarebbe pure inizialmente. Poi apro il libro e tanti saluti. Lo richiudo subito.

La scorsa settimana ho fatto ogni minima azione solo per senso di dovere. E lo studio è rimasto totalmente escluso da questo impeto di moralità.

Ripeto: non ho abbastanza stimoli. Gli impegni non sono più stimoli ormai.
Mi manca la palestra, l'unica cosa che è riuscita ad accendere in me un barlume di volontà. Riprenderò appena patentato, ma considerando che il mio nuovo hobby è marinare l'autoscuola, la prospettiva di tornare in quel fantastico luogo madido di sudore è sempre più lontana.

L'unico momento in sette giorni in cui sono stato veramente bene sono state tre ore passate coi bambini all'oratorio. I loro sorrisi sono l'unica cose che riempe questo vuoto attorno a me. Non so descrivere questa sensazione magnifica. Un benessere dato dalla positività che solo dei pargoli possono dare. E sono persone fantastiche a cui tutti noi dovremmo ispirarci.
Ma non voglio entrare nei dettagli. Sono gioie di cui sono gelosissimo!

Il punto fondamentale è che ho sconfitto il vuoto interiore ma ho solo vinto una battaglia: la vera guerra è contro il Vacuo del mondo esterno. L'oppressore per eccellenza.

Spero di riuscire presto a trovare qualcosa o qualcuno che mi insegni ancora una volta a volare perché ora come ora sto navigando ventimila leghe sotto i mari. E io odio l'oceano.

Per oggi una canzone dei mitici Queen, che credo non abbiano bisogno di presentazioni. Questa canzone ha per me un significato nascosto che svelerò prossimamente a voi affezionati lettori (ma quali?! XD).
Ecco a voi "I Want To Break Free".





I want to break free
I want to break free
I want to break free from your lies
Youre so self satisfied I dont need you
Ive got to break free
God knows God knows I want to break free

Ive fallen in love
Ive fallen in love for the first time
And this time I know its for real
Ive fallen in love yeah
God knows God knows Ive fallen in love

Its strange but its true
I cant get over the way you love me like you do
But I have to be sure
When I walk out that door
Oh how I want to be free baby
Oh how I want to be free
Oh how I want to break free

But life still goes on
I cant get used to living without living without
Living without you by my side
I dont want to live alone hey
God knows got to make it on my own
So baby cant you see
Ive got to break free

Ive got to break free
I want to break free yeah

I want I want I want I want to break free....

9 novembre 2008

Ritorno al Vuoto.

Ciao a tutti!
Mi scuso per la prolungata assenza. Ho iniziato in questi lunghi giorni diversi post, nessuno portato a termine per mancanza di ispirazione, e forse di quella fiammella che accende l'anima di uno scrittore - dove per scrittore si intende in realtà scrivente, ovvero colui che scrive, in questo caso un blog intimo e sotto molti versi inutile.
Non so ancora di cosa tratterà questo post. E d'altronde non ho mai esplicitato le ragioni per cui tengo Natura Vacuo aggiornato (a periodi alterni).

Credo che tutti noi abbiamo bisogno nella vita di un confidente.
Non parlo di amici. Quelli ci sono sempre stati. Ogni fase della mia seppur breve vita sono cambiati. Hanno cambiato volto, voci e soprattutto pensiero. E hanno cambiato volto al mio cuore, riempendolo di gioie, dolori, delusioni ma soprattutto felicità.

Parlo di un qualcosa (perché non si tratta di un qualcuno) il cui scopo deve essere quello di raccogliere, non ascoltare. E tantomeno consigliare.
Raccogliere idee. Emozioni. Sentimenti.
Raccogliere testimonianze dure e profonde, per poi passare a righe di puro intrattenimento per alleggerire la mente.
Insomma, un luogo dove poter mettere tutto ciò che ci appartiene.

Questo è il mio blog: uno spazio astratto, irreale e per certi versi appartenente alla mia fantasia, dalla quale dipende. Oserei dire che si tratta quasi di una periferica della mia contorta testolina, che macina tutto quello che i miei sensi e il mio spirito percepiscono, trasformandoli in frasi senza un inizio nè una fine - infinite - e permette loro di prendere vita - eterna, forse.

Questo ripostiglio dell'immaginazione è insomma un posto appartenente alla metafisica, a tutto ciò che va oltre le nostre concezioni, e consente alle mie idee di trovare una sistemazione stabile, dalle pagine indelebili.

Mancano venti minuti alle 2, e Sabato è finito, portando con sé una settimana ricca di avvenimenti e povera di innovazioni. Permettetemi di scrivere queste parole povere di contenuti, ma eleganti nella forma.

Sì: non illudetevi di leggere un qualche trattato filosofico. Qualcosa di arricchente o pedagogico.
Fra le mie parole non troverete insegnamenti, ma solo le memorie di un ragazzo.

Un diario di viaggio nel vuoto, che contribuisce ad allargare questo Vacuo che ci circonda e che ogni tanto entra dentro noi. E tuttavia lo respinge senza accettarlo.
Perché in fondo è questo il nostro scopo nella vita: riempire ogni singolo attimo quasi fosse una tela bianca. E grazie al cielo ci è stato regalato un intero spettro cromatico da usare a nostro piacimento.

Forse questo da semplice post si è trasformato in una promessa.
Quella di colmare ogni secondo di questa mia esistenza.
Per crescere. Per migliorare. Per vivere e non solo sopravvivere.

Perché se la Natura respinge il Vuoto, e l'Uomo è Natura, allora l'Uomo deve respingere il Vuoto.
Sillogismo di filosofia spicciola. Imperativo da eseguire. Comandamento da non tradire.



E dopo questo flusso di pensiero a cuore aperto, vi lascio a una canzone di un gruppo che è stato fra i miei preferiti per tanto tempo, e che tuttora ascolto con piacere immenso, nonostante la scomparsa del buio dalla mia vita. Loro sono gli Evanescence, e questa è All That I'm Living For.




I can feel the night beginning.
Separate me from the living.
Understanding me,
After all I've seen.
Piecing every thought together,
Find the words to make me better.
If I only knew how to pull myself apart.

All that I'm living for,
All that I'm dying for,
All that I can't ignore alone at night.
All that I'm wanted for,
Although I wanted more.
Lock the last open door, my ghosts are gaining on me.

I believe that dreams are sacred.
Take my darkest fears and play them
Like a lullaby,
Like a reason why,
Like a play of my obsessions,
Make me understand the lesson,
So I'll find myself,
So I won't be lost again.

All that I'm living for,
All that I'm dying for,
All that I can't ignore alone at night.
All that I'm wanted for,
Although I wanted more.
Lock the last open door, my ghosts are gaining on me.

Guess I thought I'd have to change the world to make you see me,
To be the one.
I could have run forever,
But how far would I have come
Without mourning your love?

All that I'm living for,
All that I'm dying for,
All that I can't ignore alone at night.
All that I'm wanted for,
Although I wanted more.
Lock the last open door, my ghosts are gaining on me.

Should it hurt to love you?
Should I feel like I do?
Should I lock the last open door,
My ghosts are gaining on me.

27 ottobre 2008

Oh Mother.

Buona sera popolo della blogosfera!

Oggi son rimasto a casa. Noia mortale. Stamattina il grandissimo Mr. Cooper e il suo fantastico test mi hanno rotto la schiena, già traumatizzata da diverso tempo (senza alcun motivo apparente tra l'altro). Così il mio lettuccio mi ha ospitato fino a due ore fa. E dopo aver fatto strani sogni ho setacciato casa in cerca di qualcosa di buono.

Il radar Nutella (c) si è attivato subito, senza dare alcun esito positivo. Così ho dovuto accontentarmi dei Pop-Corn.

Ovviamente non si possono mangiare senza un film, così ho iniziato a vedere un po' di film horror. Dico un po' perché non sono riuscito a seguirne neanche uno, dato che i gentilissimi vicini hanno iniziato alle 18 a fare lavori in casa, abbattendo muri e tubature.

Così ho guardato le scene iniziali di "-2 Livello Del Terrore" (quello che mi ha ispirato di più), "Riflessi Di Paura" (mi sembra una mezza cavolata), "Shrooms: Trip Senza Ritorno" (la scena iniziale sapeva di "Alta Tensione" featuring "The Ring", mentre la seconda era più "Final Destination", o meglio tantodinoisenesalvasolouno!), "Le Colline Hanno Gli Occhi II" (però mi sono accorto che non era il primo dopo un bel po', dunque ho spento subito perché se guardo una serie di film devo per forza vedere il primo e dopo gli altri).

Poi ho scelto quello più spaventoso. Lo guarderò dopo con mamma (mi ha fatto la testa cubica per guardarlo insieme, probabilmente sente già che sarà un'esperienza traumatica!).
Si intitola "Mamma Mia". Un nome un programma: si addice veramente alle doti canore della giovane Meryl Streep. A parte gli scherzi, adoro i musical, e nonostante questo mi sembri un po' troppo rosa e fiori non sembra malaccio. D'altronde gli ABBA hanno fatto la storia del Pop insieme a pochi altri, e le loro canzoni sono conosciutissime a distanza di trent'anni dal loro esordio.

Per ora ho guardato solo metà film (ma non ditelo alla mia genitrice perché le ho promesso che non avrei guardato, e tantomeno spoilerato niente!).

Buffo no? Stanotte guarderò Mamma Mia! con Mia Mamma!

E dopo la freddura delle 20:41, corro giù a mangiare dato che il mio orologio mentale è convinto che l'ora di cena sia passata da un bel pezzo, e il mio pancino brontola! E tanto! Faaameee!

Vi lascio con la cover bubble-pop-remixata degli A*Teens (formerly known as ABBA Teens) di una canzone che adoro: "Gimme! Gimme! Gimme!". Ciao!

26 ottobre 2008

Domani è un altro giorno.

Ciao popolo cibernetico!
Sono reduce da un sabato all'insegna dello sballo e una domenica all'insegna di introspezioni, pianti e risate.

Sono passato solo a salutarvi prima di andare riposare.

Domani si torna alla vita reale, quindi serve una canzone che carichi in qualche modo!
Non so perché ma ho da tutto il giorno una canzone in testa (sarà capitato anche a voi... zum zum zum zum zum). Si intitola We Be Burning, ed è interpretata da un cantante per cui stravedevo nell'ormai lontano 2003 (e tutt'ora ho in grande simpatia): il mitico Sean Paul.

Effettivamente il testo può darvi qualche indizio su cosa può aver influito su questo sabato un po' fuori dall'ordinario. Piacevole fuga da tutto e tutti.

Buona settimana a tutti. Prossimamente i racconti di quella appena trascorsa! :)



Just gimme di trees and mek we smoke it yo (Smoke it yo!)
It a mek we peace so don't provoke it yo (Voke it yo!)
We nuh need nuh speed so we nah nuh coke it yo (Coke it yo!)
Set yuh mind at ease we gotta take it slow

So when yuh see di S.P. floatin don't provoke him
Cau di weed weh we smokin need fi soakin
Fastin fi di medication, and di best hygrade a Jamaican
When we a bun a weed we supportin and promotin
Lau di crack and di coke ting ya hear mi shoutin
Herb a di healin of di nation
Legalize it right now we gwaan blaze one

Everyday, we be burnin not concernin what nobody wanna say
We be earnin dollars turning cau we mind deh pon we pay
Some got gold and all dem diamonds all we got is Mary J
Legalize it, time to recognize it

This purple haze it mek mi crazy
Mek mi write new tune yeah dat's what pays me
Cau dat not di only occupation
Goin to get some I give yuh medication
When a farmer grows it he knows to close it
Economical benefit help fi those who a fi deh yah pon di hard jugglin
Cau di system only keep man struggling
Studyin people a use it don't abuse it
Cau di concentration well reputed
Dat's why herb man dem a di wise one
And it found on di grave of King Solomon
And it good fi di eye sight and di chest sight
And it give yuh nuff inside just gimme di light
And, mek we blaze it we should a neva waste it

Again, we be burnin not concernin what nobody wanna say
We be earnin dollars turning cau we mind deh pon we pay
Some got gold and all dem diamonds all we got is Mary J
Legalize it, time to recognize it

Just gimme di trees and mek we smoke it yo (Smoke it yo!)
It a mek we peace so don't provoke it yo (Voke it yo!)
We nuh need nuh speed so we nah nuh coke it yo (Coke it yo!)
Set yuh mind at ease we gotta take it slow

So when yuh see di S.P. floatin don't provoke him
Cau di weed weh we smokin need fi soakin
Fastin fi di medication, and di best hygrade a Jamaican
Cau we know it as a great ting no debatin
While incarceratin true dem hatin
Cau dem don't waan see we a remain calm
Even though dem condemn sarinaaa

Again, we be burnin not concernin what nobody wanna say
We be earnin dollars turning cau we mind deh pon we pay
Some got gold and all dem diamonds all we got is Mary J
Legalize it, time to recognize it
Again, we be burnin not concernin what nobody wanna say
We be earnin dollars turning cau we mind deh pon we pay
Some got gold and all dem diamonds all we got is Mary J
Legalize it, time to recognize it

24 ottobre 2008

Pena di morte e tortura. Quando i diritti umani vengono calpestati.

Ho appena ritrovato un saggio breve che credevo andato perso in chissà quale archivio della scuola. Fortunatamente era per un concorso, dunque era d'obbligo la stesura digitale, in modo da poter inviare il materiale per e-mail.

Si tratta di un compito sui diritti umani, il cui tema principale era festeggiare i primi 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo ONU del 1948.

Avrei dovuto fare il solito tema tipo "Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale le Nazioni Unite fecero una carta che grazie a Dio - sempre sia lodato - ha impedito a tanti uomini brutti e cattivi di nuocere gravemente al loro prossimo.", ma ho sempre avuto uno spirito (molto) critico e non scriverò mai saggi così paraculo - se non sotto contratto, ovviamente.
Tra l'altro le premiazioni sono state questi giorni a Strasburgo (bravo Anto! porta onore alla scuola!).

Non ho tratto alcuna conclusione, e nel finale (così come in tutto il testo) ho lasciato ampi spazi al lettore, grandi interrogativi che richiedono risposte dopo un'attenta ricerca di informazioni.

E così vi posto il contenuto del mio scritto, incentrato prevalentemente sulla pena di morte e la tortura. I riferimenti storici erano obbligatori, e, dato che state imparando a conoscermi, capirete bene quanto mi sono autocensurato e quante dosi di diplomazia ho dovuto farmi prima di iniziare a scrivere.

Alla fine troverete una canzone stupenda di Enrico Ruggeri e Andrea Mirò: "Nessuno Tocchi Caino".

“Il problema di fondo relativo ai diritti dell’uomo non è oggi tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli” diceva Norberto Bobbio, filosofo del diritto e della politica e storico del pensiero politico, nel 1996. A distanza di dodici anni da questa affermazione (e sessanta dalla approvazione da parte dell’Associazione Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) la situazione globale non è cambiata di una virgola. La catena del rispetto della dignità degli individui continua infatti ad avere degli anelli deboli. Quello più evidente risulta essere proprio il fatto che tutti gli umani sono uguali solo “a parole”. Tortura, pena di morte, omicidi “legali”, lavoro minorile, maltrattamenti sulle donne… la lista potrebbe continuare all’infinito. Proprio perché infiniti sono i casi in cui le condizioni di vita – e spesso le vite stesse – di tante persone al mondo non vengono tutelate.
La storia dei diritti umani inizia per convenzione nel 1776 con la Dichiarazione della Virginia. Nei secoli successivi il mondo occidentale ha assistito ad almeno un’altra ventina di trattati su come il diritto alla vita debba essere assolutamente rispettato.
In realtà già i grandi filosofi, e prima di loro i profeti, i patriarchi, i pensatori orientali e un’infinità di personaggi storici di grande rilievo hanno combattuto, o perlomeno predicato, per l’uguaglianza dei popoli e di ogni individuo; anche se solo nel 1948, dopo un travagliato percorso fra Europa e Stati Uniti d’America (basta ricordare la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino da parte dell’Assemblea Costituente francese nel 1789, redatta subito dopo la Rivoluzione), si è arrivati a stilare quella che dovrebbe essere la dichiarazione ultima ed universale dei diritti. “Dovrebbe”. Questo verbo non è usato a caso: dopo di essa sono sorte diverse altre carte sui diritti, rivelandone lacune e mancanze, specialmente sul lato pratico. Tanto per citare alcune convenzioni: “Convenzione sull’eliminazione della discriminazione razziale” (New York, 1966), “Convenzione ONU contro ogni forma di discriminazione contro le donne” (New York, 1979), “Carta Africana sui diritti umani e dei popoli” (Nairobi, 1981), “Convenzione ONU contro la tortura ed altri maltrattamenti e punizioni crudeli, inumane e degradanti” (New York, 1984), “Convenzione sui diritti del fanciullo” (New York, 1989), “Dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’Islam” (Il Cairo, 1990).
Da questi dati risulta chiaro che fino ai giorni nostri i diritti continuano ad essere violati e calpestati, e i popoli esigono a gran voce protezione e rispetto.
Gli intellettuali africani a partire dagli anni ’70 e poi, nel 1993 durante la “Conferenza mondiale dei diritti umani” a Vienna, i rappresentanti politici di alcuni paesi asiatici hanno addirittura mosso l’accusa di etnocentrismo contro la Carta ONU. Si può rispondere a tali affermazioni esaminando il fatto che “la dichiarazione universale utilizza il linguaggio e la concezione giuridica della cultura occidentale. Ma da ciò non consegue, ovviamente, che le dottrine che ne stanno alla base abbiano una validità ristretta o limitata. Se la terminologia può essere specifica di una certa cultura, non lo sono certo i principi che essa esprime” (Rapporto di Amnesty International, 1998).
Bisogna capire però che il non rispetto dei Diritti non avviene solo nei paesi del Terzo Mondo, o comunque lontani dalla realtà occidentale, ma anche “a casa nostra”.
È sconcertante infatti che nel 2008 continuino ad essere realtà tangibili la tortura e la pena di morte in paesi leader nella cultura e nell’economia mondiale, che, data la loro influenza internazionale, dovrebbero perlomeno dare il buon esempio. Primi fra tutti gli Stati Uniti d’America, dove questi fenomeni sono tristemente diffusi.
Amnesty ha rilasciato un rapporto secondo il quale in 150 paesi (su 195 presi in esame) maltrattamenti e punizioni corporali sono operati all’ordine del giorno dagli agenti delle forze dell’ordine, sia nelle carceri che come mezzi estremi di indagine. Quelli più diffusi sono percosse (inflitte con pugni, bastoni, calci di pistola, fruste improvvisate, tubi di ferro, mazze da baseball, fili elettrici), stupro e abusi sessuali, elettroshock (accertato in 40 paesi), sospensione del corpo, colpi di bastone sulla pianta dei piedi, soffocamento, nonché finte esecuzioni, minacce di morte e detenzioni di isolamento, che rientrano nel campo della violenza psicologica.
Chiunque può essere vittima di torture. Solitamente si tratta di criminali comuni, spesso appartenenti a minoranze etniche, culturali e religiose, quindi non considerati alla pari dei poliziotti, o chi per loro crede di poter fare le veci della giustizia con metodi veramente poco ortodossi. È corretto dunque affermare che razzismo e violazione dei diritti fondamentali vadano di pari passo. La maggioranza delle vittime della brutalità in Europa e negli States sono rispettivamente popolazioni rom e persone di colore, sui quali da sempre circolano leggende metropolitane e pregiudizi. Dalla strage dell’11/09 si è inoltre alimentata una forte xenofobia nei confronti delle etnie mediorientali. Tutti questi gruppi di individui vengono dunque trattati in quanto inferiori, senza i medesimi diritti dell’uomo bianco occidentale, solo per la loro diversità apparente, dovuta al colore della pelle, al credo o alla cultura natali.
Strettamente connesso col fenomeno della tortura, almeno dal punto di vista della dignità umana, è quello della pena di morte.
In tanti paesi al mondo le esecuzioni di stato, spesso pubbliche ed attuate in modo poco ortodosso, sono una realtà quanto mai diffusa e frequente.
Dagli States emerge inoltre un fatto allarmante. Amnesty riporta infatti che dal Gennaio 1990 al Maggio 2002 sono state ben 15 le condanne a morte di minorenni. Tutti cittadini americani di diciassette anni; tutte esecuzioni che vanno contro tratti internazionali quali il “Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici” (art. 6 (5)), la “Convenzione sui Diritti dell’Infanzia” (art. 37 (a)) e la “Convenzione Americana sui Diritti Umani” (art. 4 (5)), che vietano, in diversa forma, la pena di morte e l’ergastolo per delitti commessi da persona che avevano meno di diciotto anni al momento del reato.
È vergognoso che in una società civilizzata non venga tutelato il diritto alla vita e alla dignità, specie di un minore, che non è in grado di comprendere la gravità di una propria azione, né tantomeno il valore dell’esistenza. Lo Stato diventa in troppi casi criminale, abbassandosi al livello di un assassino.
Ma chi è in grado di decidere della vita del prossimo suo? Per quanto grave sia il crimine, è davvero giusto uccidere? È davvero una punizione o più che altro un’abbreviazione della pena del senso di colpa di un assassino? E lo Stato non è esso stesso un criminale? Chi, se non Dio, può decidere dell’esistenza di un essere umano?
Finché i Paesi civilizzati adotteranno questi sistemi di terrore non solo l’uomo continuerà a commettere delitti di grave entità, ma sarà anzi incitato o giustificato a farlo, pensando di operare secondo giustizia.
È inoltre importante chiarire che il fine stesso delle carceri dovrebbe essere quello di isolare dalla società individui dannosi, e punirli con la negazione della libertà, recludendoli in un luogo dove non possano nuocere agli altri e contemporaneamente migliorarsi ed espiare le proprie colpe.
Finché l’uomo si metterà al posto di Dio e continuerà a giudicare e condannare i suoi simili, la tutela dei diritti sarà solo un’utopia.
È giusto punire per un reato, ma la legge del taglione, o di un ideale contrappasso terreno, non è certo la soluzione. Alla morte si deve rispondere con la Vita.
Ritengo che si debbano prevedere sanzioni per gli Stati che si rendono assassini e non tutelano i diritti dei cittadini, giudicandoli e maltrattandoli per il loro colore, il loro passato e le loro idee.
Bisogna insomma capire quanto importante sia la Vita. Quanto preziosa e unica sia. E quanto soprattutto sia fragile e vada protetta.





Io sono l'uomo che non volevi,
sono più di tutto quello che temevi.
Domattina sai che ti porterò
al di là dei tuoi stessi pensieri.

E' tutto pronto perchè non sbaglio,
ho curato fino al minimo dettaglio.
Quando punterai gli occhi dentro ai miei,
io saprò sostenere lo sguardo.

Il mondo non passa da qui
e non mi importa più di me;
troppi giorni chiusa ad aspettare che
si allargasse il cielo e scendesse su di noi
una mano e un gesto di pietà,
una mano e un segno di pietà.

Il corridoio si stringe ancora,
lo dovrai vedere solo per un'ora.
E' il lavoro mio, è la vita mia;
a eseguire il destino s'impara.

Ma non mi scordo del primo uomo;
ho bevuto per non chiedergli perdono.
Non moriva mai, non finiva mai.
Ma ti abitui a tutto, non lo sai?

Il mondo non passa da qui
e il mio pensiero è andato via,
oltre a queste sbarre fino a casa mia.
C'è lo stesso cielo che domani avrà
una firma e un gesto di pietà,
una mano e un segno di pietà.

Tutto è compiuto perfettamente,
oramai qui non si sbaglia quasi niente.
Controllate voi, due minuti e poi
io potrò tornarmene dai miei,
perchè anch'io ho moglie e figli miei.

Il mondo non passa da qui,
ma la mia anima è già via
e dall'alto guarda fino a casa mia.
C'è lo stesso cielo, che domani avrà
una croce e un gesto di pietà.

Io sono qui e la mia anima non è
solo un numero appoggiato su di me:
è una luce bianca andata dove sa,
tra le stelle e un gesto di pietà,
oltre il cielo dove c'è pietà

23 ottobre 2008

Si chiama desolazione.

Tutto è iniziato ieri mattina, con una spruzzata di acqua dal cielo.
Poi il sole ha fatto capolino dalle nuvole, per poi essere nuovamente soffocato da quegli odiosi ammassi grigi e bianchi.

Forse sembra una descrizione po' drammatica, però è solo questo che mi è venuto in mente.

Poco dopo aver scritto il post precedente (sull'uccello di Bocelli) ho ricevuto un sms e dopo una mezz'ora passata a lavarmi i denti (avete presente quei momenti in cui si è talmente immersi nei propri pensieri che anche il gesto più meccanico e rapido risulta un lavoro arduo e tremendamente lento?), ho raggiunto il mittente del messaggio e un altro amico nella solita monotona piazzetta.

Forse sto diventando metereopatico. O forse c'è un pensiero muto e oscuro che cresce velocemente dentro me ("Silence like a cancer grows", parafrasando Simon & Garfunkel).
Ma il solo stare fermo in un qualsiasi posto di questa inutile cittadina mi rende nervoso. O per meglio dire ansioso. Mi sento soffocare!

Subito ho proposto di spostarci.
Dapprima in una parchetto, che, per inciso, si trova di fianco al cimitero. Un vero mortorio!
Poi ci siamo seduti sul tetto di un garage abbandonato, guardando all'orizzonte.

E lì ho scorto un luogo a me molto caro: un nuraghe (tipica costruzione preistorica della Sardegna) che si trova ai confini del centro abitato, e sovrasta un'enorme pianura verde, punteggiata di bianco dalla zona industriale e dai piccoli paesi del circondario.
E allora ho iniziato a vagare con la mente.

Se non ci fossero state le antiche montagne della Sandalia (così veniva chiamata un tempo la mia isola) a confinarla, quella distesa avrebbe potuto protrarsi all'infinito.

Infinito. Subito questa parola ha assunto una connotazione ridicola nella mia testa: come posso chiamare con tale nome uno spazio contenuto dentro una piccola isola contenuta in un piccolo mare e facente parte di un piccolo stato?

E lì è uscito tutto ciò che senza emettere suoni urlava dentro me da tanto tempo: la voglia di andare via, di fuggire.
Di visitare luoghi nuovi.
Di avere una nuova concezione di INFINITO.

Perché sono stufo di meravigliarmi per le piccole cose.
Voglio vedere visi nuovi, nuove pelli. Nuovi occhi e abiti colorati.
Sentire lingue sconosciute e impronunciabili.

Insomma... semplicemente viaggiare! E al più presto.

Voglio visitare le grandi metropoli europee e americane, girare per gli studios di Hollywood e Bombay, incontrare le carovane dei beduini. Scalare le vette del Nepal e ascoltare i canti dei monaci. Fare un safari con i leoni e le zebre nella savana. Correre per la steppa e salire su una slitta in Russia. Bere fino a farmi male a Berlino. Incantarmi davanti a Stonehenge, pregando il Dio-Sole e le altre stelle. Essere illuminato dai vetri di Notre Dame e salire fino alla punta della Torre Eiffel. Vorrei tornare fra Las Ramblas di Barcellona per incontrare un mimo e scherzare con un clown.

E Londra. Londra che mi è entrata nel cuore. Londra grigia e colorata. Londra piena di gente e vuota di umanità. Dove tutte le strade portano lì e soprattutto partono da quella città che non scorderò mai e a cui penso come un sogno irraggiungibile.

Ma c'è una cosa che agogno più di ogni altra.
Supera la sete di successo e di conoscenza.

Voglio andare in posti che nessun occidentale ha mai sentito nominare e in altri che purtroppo e per fortuna si sentono troppo spesso. Luoghi dove la gente soffre. Dove i bambini non hanno diritto all'istruzione ma solo il dovere di uccidere. Luoghi nei quali non c'è acqua né cibo. E se ci sono, sono contaminati.

Luoghi dove forse c'è bisogno di me. Dove non sono indispensabile ma potrei essere certamente utile. Anche solo per donare un sorriso o posare un mattone. Per stringere la mano a un bambino mentre viene vaccinato, o giocare insieme a lui con un tappo e una botte (Yara, ti ringrazio per avermi raccontato tutte queste magnifiche esperienze).

A ogni modo il punto è questo: non mi sento a casa mia. Anzi, non lo accetto. E' uno spazio troppo piccolo per contenermi. Voglio l'immensità.

Voglio il mondo.
Un intero globo è stato creato da Qualcuno anche per me. E non c'è niente che mi tenga ancorato qui.

Anzi, pensandoci bene c'è.

Sono combattuto e insicuro.
Perché ora che le ho trovate non voglio perdere persone meravigliose.
Non voglio perdere gli amici veri che ho conosciuto o ritrovato questa Estate.
Non voglio staccarmi dalle mie radici. Dalla saggezza dei miei nonni.
Dal nido materno e dalla voce di papà.

Ma so che continuando a stare qua soffrirei sognando un mondo migliore.
E così vivo con la speranza di riuscire a toccarlo e viverlo nella realtà.
Solo allora avrò la sicurezza che sono nato per uno scopo e troverò il mio ruolo al mondo.
E se non sarò abbastanza forte da sopportare l'infinito, allora tornerò qua, nella terra che ora mi ospita e che tuttavia non chiamerò mai casa.

Cito un botta e risposta di ieri, avvenuto su una panchina al centro di un parchetto.
Marco: "Che tranquillità che c'è qua!"
Io: "Non è tranquillità. Si chiama desolazione."

Chiudo lasciandovi una canzone di Dido, Life For Rent.


I haven't ever really found a place that I call home
I never stick around quite long enough to make it
I apologize that once again I'm not in love
But it's not as if I mind
that your heart ain't exactly breaking

It's just a thought, only a thought

But if my life is for rent and I don't learn to buy
Well I deserve nothing more than I get
Cos nothing I have is truly mine

I've always thought
that I would love to live by the sea
To travel the world alone
and live more simply
I have no idea what's happened to that dream
Cos there's really nothing left here to stop me

It's just a thought, only a thought

But if my life is for rent and I don't learn to buy
Well I deserve nothing more than I get
Cos nothing I have is truly mine

If my life is for rent and I don't learn to buy
Well I deserve nothing more than I get
Cos nothing I have is truly mine

While my heart is a shield and I won't let it down
While I am so afraid to fail so I won't even try
Well how can I say I'm alive

If my life is for rent and I don't learn to buy
Well I deserve nothing more than I get
Cos nothing I have is truly mine

If my life is for rent and I don't learn to buy
Well I deserve nothing more than I get
Cos nothing I have is truly mine
Cos nothing I have is truly mine
Cos nothing I have is truly mine
Cos nothing I have is truly mine

22 ottobre 2008

L'uccelletto in chiesa.

Buon pomeriggio popolo della blogosfera.
Oggi non sono molto ispirato. Il cielo nuvoloso non riesce più a darmi quella leggera eccitazione che mi scatenava un tempo.
Sarà che non sopporto più l'assenza di colore.
Sarà che ora come non mai voglio il Sole.
Sarà pure che è un periodo talmente piatto che almeno il tempo deve mettermi allegria, per lottare contro la noia che appesantisce le giornate.
Ma, per farla breve, non riesco a trovare un tema per scrivere un post decente.

Così vi lascio una chicca che mi ha divertito molto. Risale ad alcuni mesi fa, ed è stata registrata negli studi di Viva Radio 2. Questa volta il protagonista non è Mike Bongiorno, né uno dei tanti personaggi del grande show man nostrano e della sua spalla (Fiorello e Baldini, per chi non li conoscesse - ma dubito esista qualcuno del genere).

Si tratta di una poesia di Trilussa (al secolo Carlo Alberto Salustri) interpretata da un cantante che amo, oltre che una persona fantastica: Andrea Bocelli.
Non avrei mai pensato fosse un bravissimo attore, e tantomeno potesse farmi ridere così tanto.

La voce poi è stupenda. Ma non serviva questa storiella per rendercene conto, no?
E' un grande talento della musica nostrana e spero venga valorizzato di più: lo merita. Purtroppo mi sembra un po' sottovalutato qua in patria (come d'altronde tutti i cantanti veri, come, fra gli altri, Alessandro Safina).

Basta coi discorsi frivoli. Vi lascio a questa narrazione umoristica brillante.
Buon divertimento!



Era d’Agosto e un povero uccelletto
ferito dallo fionda di un maschietto
andò per riposare l’ala offesa,
sulla finestra aperta di una chiesa.

Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l’animale
ma, pressato dal ministero urgente,
rimase intento a confessar la gente.

Mentre in ginocchio alcuni altri a sedere
dicevano i fedeli le preghiere,
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise al petto.

D'un tratto un cinguettio
ruppe il silenzio
e il prete a quel rumore
il ruolo abbandonò di confessore.

Scuro in viso peggio della pece,
s'arrampicò sul pulpito e poi fece:
“Fratelli! Chi ha l’uccello per favore
esca fuori dal tempio del Signore!”

I maschi, un po’ stupiti a tal parole,
lenti s'accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
“Fermi” gridò “mi sono espresso male!

Rientrate tutti e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire!”
A testa bassa, la corona in mano,
cento donne s'alzarono pian piano.

Ma mentre se ne andavano
ecco allora che il parroco strillò:
“Sbagliate ancora, rientrate tutte quante figlie amate
che io non volevo dir quel che pensate!

Ecco, quello che ho detto torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma, mi rivolgo, non ci sia sorpresa,
soltanto a chi l'uccello l’ha preso in chiesa!”

Finì la frase e nello stesso istante
le monache s'alzarono tutte quante
e con il volto pieno di rossore
lasciavano la casa del Signore.

“O Santa Vergine!” esclamo il buon prete
“Fatemi la grazia se potete.
Poi senza fare rumore dico, piano piano
s'alzi soltanto chi ha l’uccello in mano!”

Una ragazza che col fidanzato
s'era messa in un angolo appartato
sommessa mormorò con viso smorto
“Che ti dicevo, hai visto? Se n’è accorto!”