Buon pomeriggio popolo della blogosfera.
Oggi non sono molto ispirato. Il cielo nuvoloso non riesce più a darmi quella leggera eccitazione che mi scatenava un tempo.
Sarà che non sopporto più l'assenza di colore.
Sarà che ora come non mai voglio il Sole.
Sarà pure che è un periodo talmente piatto che almeno il tempo deve mettermi allegria, per lottare contro la noia che appesantisce le giornate.
Ma, per farla breve, non riesco a trovare un tema per scrivere un post decente.
Così vi lascio una chicca che mi ha divertito molto. Risale ad alcuni mesi fa, ed è stata registrata negli studi di Viva Radio 2. Questa volta il protagonista non è Mike Bongiorno, né uno dei tanti personaggi del grande show man nostrano e della sua spalla (Fiorello e Baldini, per chi non li conoscesse - ma dubito esista qualcuno del genere).
Si tratta di una poesia di Trilussa (al secolo Carlo Alberto Salustri) interpretata da un cantante che amo, oltre che una persona fantastica: Andrea Bocelli.
Non avrei mai pensato fosse un bravissimo attore, e tantomeno potesse farmi ridere così tanto.
La voce poi è stupenda. Ma non serviva questa storiella per rendercene conto, no?
E' un grande talento della musica nostrana e spero venga valorizzato di più: lo merita. Purtroppo mi sembra un po' sottovalutato qua in patria (come d'altronde tutti i cantanti veri, come, fra gli altri, Alessandro Safina).
Basta coi discorsi frivoli. Vi lascio a questa narrazione umoristica brillante.
Buon divertimento!
Oggi non sono molto ispirato. Il cielo nuvoloso non riesce più a darmi quella leggera eccitazione che mi scatenava un tempo.
Sarà che non sopporto più l'assenza di colore.
Sarà che ora come non mai voglio il Sole.
Sarà pure che è un periodo talmente piatto che almeno il tempo deve mettermi allegria, per lottare contro la noia che appesantisce le giornate.
Ma, per farla breve, non riesco a trovare un tema per scrivere un post decente.
Così vi lascio una chicca che mi ha divertito molto. Risale ad alcuni mesi fa, ed è stata registrata negli studi di Viva Radio 2. Questa volta il protagonista non è Mike Bongiorno, né uno dei tanti personaggi del grande show man nostrano e della sua spalla (Fiorello e Baldini, per chi non li conoscesse - ma dubito esista qualcuno del genere).
Si tratta di una poesia di Trilussa (al secolo Carlo Alberto Salustri) interpretata da un cantante che amo, oltre che una persona fantastica: Andrea Bocelli.
Non avrei mai pensato fosse un bravissimo attore, e tantomeno potesse farmi ridere così tanto.
La voce poi è stupenda. Ma non serviva questa storiella per rendercene conto, no?
E' un grande talento della musica nostrana e spero venga valorizzato di più: lo merita. Purtroppo mi sembra un po' sottovalutato qua in patria (come d'altronde tutti i cantanti veri, come, fra gli altri, Alessandro Safina).
Basta coi discorsi frivoli. Vi lascio a questa narrazione umoristica brillante.
Buon divertimento!
Era d’Agosto e un povero uccelletto
ferito dallo fionda di un maschietto
andò per riposare l’ala offesa,
sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l’animale
ma, pressato dal ministero urgente,
rimase intento a confessar la gente.
Mentre in ginocchio alcuni altri a sedere
dicevano i fedeli le preghiere,
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise al petto.
D'un tratto un cinguettio
ruppe il silenzio
e il prete a quel rumore
il ruolo abbandonò di confessore.
Scuro in viso peggio della pece,
s'arrampicò sul pulpito e poi fece:
“Fratelli! Chi ha l’uccello per favore
esca fuori dal tempio del Signore!”
I maschi, un po’ stupiti a tal parole,
lenti s'accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
“Fermi” gridò “mi sono espresso male!
Rientrate tutti e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire!”
A testa bassa, la corona in mano,
cento donne s'alzarono pian piano.
Ma mentre se ne andavano
ecco allora che il parroco strillò:
“Sbagliate ancora, rientrate tutte quante figlie amate
che io non volevo dir quel che pensate!
Ecco, quello che ho detto torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma, mi rivolgo, non ci sia sorpresa,
soltanto a chi l'uccello l’ha preso in chiesa!”
Finì la frase e nello stesso istante
le monache s'alzarono tutte quante
e con il volto pieno di rossore
lasciavano la casa del Signore.
“O Santa Vergine!” esclamo il buon prete
“Fatemi la grazia se potete.
Poi senza fare rumore dico, piano piano
s'alzi soltanto chi ha l’uccello in mano!”
Una ragazza che col fidanzato
s'era messa in un angolo appartato
sommessa mormorò con viso smorto
“Che ti dicevo, hai visto? Se n’è accorto!”
